Ti è mai capitato di sentirti sotto pressione, come se tutto fosse “troppo”? Oppure di svegliarti già stanco, con il cuore che batte veloce e la mente piena di pensieri? In questi momenti, potresti aver sperimentato una risposta di stress.
Ma cos’è, davvero, lo stress?
Le origini del termine
Il concetto di stress nasce in ambito fisico: indicava la pressione esercitata su un corpo. È solo negli anni ’30 che lo scienziato Hans Selye introduce il termine nel linguaggio medico, per descrivere la risposta generale dell’organismo a ogni richiesta di adattamento, che sia fisica o psicologica.
Secondo Selye, lo stress è una risposta aspecifica, cioè il nostro corpo reagisce allo stesso modo davanti a un pericolo, un cambiamento, un compito importante o un'emozione forte. La differenza non sta tanto nello stimolo esterno, quanto nel modo in cui lo percepiamo e lo affrontiamo.
Cosa accade nel nostro corpo quando siamo stressati
Quando ci sentiamo in difficoltà, il nostro organismo si attiva per affrontare la situazione. Entra in gioco il sistema nervoso autonomo, in particolare la sua componente simpatica, che stimola il rilascio di adrenalina e cortisolo, due ormoni che ci preparano all’azione.
È la cosiddetta reazione di attacco o fuga: il cuore accelera, i muscoli si tendono, la respirazione diventa più rapida. È una risposta antica, che ci ha permesso di sopravvivere in ambienti pericolosi. Ma se questa attivazione diventa cronica — se cioè lo stress non si scarica e si accumula — può diventare dannosa.

Non tutto lo stress è negativo
Spesso pensiamo allo stress come a un nemico da eliminare, ma non è sempre così. Esiste anche uno stress positivo, chiamato eustress, che ci spinge a migliorarci, a prepararci a una prova, a essere più concentrati e produttivi.
Lo stress diventa distress — e quindi pericoloso — quando supera le nostre risorse di adattamento, generando disagio fisico, emotivo o comportamentale. È in questi casi che può compromettere il benessere e la salute.
Come valutiamo lo stress?
Secondo il modello di Lazarus e Folkman (1984), lo stress nasce dall’interazione tra la persona e l’ambiente: ciò che conta non è solo lo stimolo, ma come lo interpretiamo. Se percepiamo una situazione come minacciosa e sentiamo di non avere strumenti sufficienti per affrontarla, attiviamo una risposta di stress.
In altre parole: è la nostra valutazione soggettiva a fare la differenza.
Gli effetti dello stress cronico
Quando lo stress persiste a lungo, può diventare un problema serio. Numerosi studi mostrano come lo stress cronico possa influenzare:
il sistema immunitario, aumentando la vulnerabilità a infezioni;
il sistema cardiovascolare, elevando la pressione e il rischio di malattie;
il sistema nervoso, peggiorando concentrazione, memoria e sonno;
la salute psicologica, favorendo ansia, depressione, irritabilità, isolamento.
Spesso non ci accorgiamo subito che siamo stressati. Il corpo però parla: dolori muscolari, mal di testa, tachicardia, stanchezza cronica sono segnali da non ignorare.
Cosa possiamo fare per gestirlo
Non possiamo evitare tutte le fonti di stress, ma possiamo imparare a conoscerci e proteggerci meglio.
Alcuni strumenti utili:
1.Riconoscere i segnali del corpo e delle emozioni;
2.Praticare tecniche di rilassamento (come la respirazione diaframmatica o il training autogeno);
3.Curare il sonno, l’alimentazione e il movimento;
4.Coltivare relazioni significative e spazi di piacere;
5.Rivedere le aspettative, i limiti, i ritmi quotidiani;
6.Rivolgersi a uno psicologo nei momenti di particolare difficoltà, per comprendere le cause profonde dello stress e ritrovare un nuovo equilibrio.
Bibliografia essenziale
Selye, H. (1936). A syndrome produced by diverse nocuous agents. Nature, 138, 32.
Lazarus, R. S., & Folkman, S. (1984). Stress, appraisal, and coping. Springer.
McEwen, B. S. (1998). Protective and damaging effects of stress mediators. New England Journal of Medicine, 338(3), 171-179.
Sapolsky, R. M. (2004). Why Zebras Don’t Get Ulcers. Holt Paperbacks.
Chrousos, G. P. (2009). Stress and disorders of the stress system. Nature Reviews Endocrinology, 5(7), 374–381.
