Molte persone sono incuriosite dall’ipnosi, ma allo stesso tempo ne hanno paura o un’immagine distorta. Alcuni pensano di perdere il controllo, altri immaginano qualcosa di misterioso o spettacolare, influenzati da film, televisione o ipnosi da palco.
In realtà, l’ipnosi clinica è uno strumento terapeutico serio, utilizzato in ambito psicologico per lavorare su ansia, tensioni emotive, blocchi, sintomi psicosomatici, gestione dello stress e molte altre difficoltà.
Una delle domande che ricevo più spesso è:
“Ma cosa succede concretamente durante una seduta di ipnosi?”
Provo a spiegarlo in modo semplice.
L’ipnosi non è sonno né perdita di controllo
La prima cosa importante da chiarire è questa: durante una seduta di ipnosi la persona non perde conoscenza e non “sparisce”.
Nella maggior parte dei casi si rimane consapevoli di ciò che accade, si ascolta la voce del terapeuta e si mantiene la possibilità di interrompere l’esperienza in qualsiasi momento.
Spesso le persone descrivono la sensazione come:
1. uno stato di profondo rilassamento;
2. una concentrazione molto intensa;
3. una sensazione di maggiore contatto con il proprio mondo interno;
4. un rallentamento dei pensieri.
Ogni persona, però, vive l’esperienza in modo diverso.
Prima dell’ipnosi: il colloquio
Una seduta di ipnosi non inizia improvvisamente.
Prima c’è sempre uno spazio di ascolto e comprensione della difficoltà portata dalla persona.
Si cerca di capire:
1. cosa sta vivendo;
2. da quanto tempo;
3. in quali momenti il problema si manifesta;
4. quali emozioni sono coinvolte;
5. quali obiettivi terapeutici si vogliono raggiungere.
Questa fase è molto importante, perché l’ipnosi non è una tecnica “standard” uguale per tutti, ma uno strumento che viene adattato alla persona e alla sua storia.
L’ingresso nello stato ipnotico
Durante la seduta il terapeuta accompagna gradualmente la persona verso uno stato di maggiore rilassamento e focalizzazione.
Generalmente si lavora attraverso:
1. il respiro;
2. l’attenzione al corpo;
3. immagini mentali;
4. visualizzazioni;
5. il tono della voce;
6. la concentrazione su determinate sensazioni.
Non si tratta di “essere controllati”, ma di lasciare gradualmente da parte parte dell’attivazione mentale quotidiana.
Molte persone riferiscono di sentirsi:
- più calme;
- meno tese;
- meno invase dai pensieri;
- più connesse alle proprie emozioni.
Cosa si fa durante l’ipnosi?
Dipende dall’obiettivo terapeutico.
In alcuni casi si lavora:
1. sulla riduzione dell’ansia;
2. sulla gestione dello stress;
3. sul rilassamento;
4. sul senso di sicurezza;
5. sul rapporto con alcune emozioni;
6. su immagini interne o ricordi.
In altri casi l’ipnosi può aiutare la persona a entrare in contatto con vissuti che normalmente fatica ad ascoltare, perché coperti da tensione, controllo o iperattivazione mentale.
L’obiettivo non è “fare magie”, ma favorire un’esperienza psicologica diversa, spesso più profonda e meno guidata soltanto dal pensiero razionale.
E se una persona non riesce a “farsi ipnotizzare”?
Anche questa è una paura molto comune.
In realtà l’ipnosi non è qualcosa che “si subisce”. È un processo che richiede collaborazione e disponibilità all’esperienza.
Non esistono persone “deboli” che si fanno ipnotizzare e persone “forti” che resistono.
Spesso chi controlla molto fatica semplicemente a lasciarsi andare all’inizio, ed è qualcosa che può essere compreso e rispettato nel lavoro terapeutico.
Dopo la seduta
Al termine della seduta la persona viene gradualmente riportata a uno stato di attivazione ordinario.
Molti riferiscono:
- una sensazione di calma;
- maggiore leggerezza mentale;
- riduzione della tensione corporea;
- sensazione di aver “staccato” dai pensieri continui.
Altre volte emergono emozioni o riflessioni che diventano materiale utile per il percorso terapeutico.
L’ipnosi non sostituisce la relazione terapeutica
È importante chiarire che l’ipnosi, da sola, non è una formula magica.
La parte centrale del lavoro resta sempre la relazione terapeutica, l’ascolto della persona e la costruzione di un percorso adatto alla sua storia e ai suoi bisogni.
L’ipnosi può essere uno strumento molto utile, ma il suo utilizzo ha senso all’interno di un lavoro psicologico serio e strutturato.
Conclusione
Avvicinarsi all’ipnosi spesso significa anche confrontarsi con paure, curiosità e idee preconcette.
Per questo molte persone, prima di iniziare, hanno bisogno semplicemente di capire meglio cosa accade realmente durante una seduta.
L’esperienza ipnotica non è perdita di controllo né qualcosa di misterioso, ma uno stato psicologico naturale che può aiutare la persona ad accedere in modo diverso alle proprie risorse interne, alle emozioni e alle proprie modalità di funzionamento.
Sara Petroni
Psicologa – specializzata in ipnosi
Psicoterapeuta in formazione
Ricevo a Tarquinia e online
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